giovedì, 30 settembre 2004

Le due SimonA.

Da una questione prettamente grammaticale sollevata da me oggi in una mailing list:

Per l'angolo del rompicoglioni volevo far notare il solito orrore giornalistico che farà parte della lingua italiana:
non è corretto dire *le due Simone* ma *le due Simona*.

Sennò scrivendo la prima opzione, se pensate bene, sembra che ci dobbiamo riferire a due trans. [al maschile è ovvio che non si dirà *i due simoni* (sennò sembrano due allenatori del siena) ma *i due simone*]

Qualcuno l'ha fatto notare a un postatore di usnet [message-id: <cjh5g3$qof$1@news.newsland.it>  Caro BestNick, mi spiace doverti informare che chi ti "ha fatto notare" questa cosa ti ha bellamente preso per il culo. Chi l'ha mai detto che dei nomi propri non si possa fare il plurale? Quale grammatica troglodita conterrebbe una regola così imbecille? Non hai mai sentito parlare delle tre *Marie*, dei due *Pietri*, della Roma dei *Cesari*, dei due *Zebedei* o, passando ai nomi propri di luogo, del regno delle due *Sicilie*, delle tre *Venezie*, delle *Americhe*, delle *Gallie*, delle *Indie*? Per favore, la prossima volta conta fino a diecei prima di fare simili figure di merda. Grazie. Puoi andare.] amerei mettere due cosette in evidenza:

Ho rispolverato un simpatico tomo che ogni tanto rileggo: Come parlare e scrivere meglio, diretto da Aldo Gabrielli (Milano, Selezione dal Reader's Digest, 1984, pp. 198-199):

«I nomi propri di persona talvolta si mettono al plurale (i nomi di battesimo, come diciamo noi cristiani, o prenomi: Mario, Ettore, Beatrice, Carolina, eccetera). Nella storia si parla dei due Bruti, dei due Scipioni, dei numerosi Carli della dinastia carolingia, degli Arrighi dell'Impero germanico, eccetera. Sono frequenti i richiami nella conversazione di ogni giorno alle tre Marie, gli accenni alle varie Marianne o Caterine o ai vari Paoli, Stefani, Giuseppi che per caso sono di nostra conoscenza.
Questi plurali dei nomi propri di persona si fanno dunque secondo le regole dei nomi comuni; pertanto restano invariati nel plurale i nomi propri in -i:[snip] Anche per i nomi propri di persona, come abbiamo detto per i nomi propri geografici, vale la norma che restano invariati quelli maschili in -a: Luca, Battista, Enea, eccetera: Dei due Andrea venerati come santi, uno solo è riconosciuto dalla Chiesa.
I cognomi, a differenza dei nomi di battesimo, non variano mai nel plurale:i Visconti, i Borromeo, gli Sforza, i Nascimbene, gli Ardigò, eccetera. Se variassero, e noi, per indicare i componenti di una famiglia il cui cognome fosse Fornaro, dicessimo i "Fornari", il cognome cosí deformato diventerebbe identico a un altro cognome che già esiste: Fornari.
I soprannomi seguono per il plurale le stesse regole dei nomi. Se in una famiglia il soprannome à Malagrazia, i componenti di quella famiglia saranno i Malagrazia, perché quel soprannome è un maschile terminante in -a. Se invece il soprannome fosse Testone o Salterello, ne verrebbero i plurali Testoni e Salterelli.»

Tuttavia, Luca Serianni, citando il grande Migliorini, dice: «Ma recentemente si è notata la tendenza a lasciare sempre invariato il nome ("i tre Giuseppe")». Vero è che in alcuni casi il nome al plurale suona male, e poiché sono oggi ammesse le due possibilità (variabile o invariabile) - mentre nell'italiano antico nomi e cognomi erano solitamente variabili -, lasciamoci guidare dall'orecchio addestrato al buon gusto»


Allla fine possiamo dire che si adopera il plurale solo in alcune eccezioni.
Nell'antica Roma c'erano Tiberio e Caio Gracco. Com'è che poi i due "Gracco" presero a chiamarsi "Gracchi"? Se Cornelia, anziché dare alla luce Tiberio e
Caio, avesse partorito due femmine oggi diremmo forse "le Gracche"? Si può insistere sull'abitudine di fare il plurale dei nomi propri portando l'esempio dei "Cesari". Ma quando si parla di "Cesari" si utilizza di solito una forma impersonale per alludere alla carica di re, imperatore o "czar", piuttosto che al nome di una persona. Non è dunque un errore scrivere "i Gracchi"? E se errore non è, come giustifica la grammatica italiana quest'abitudine di fare il plurale dei nomi propri? Come un'eccezione? E
perché mai dovremmo fare un'eccezione solo per taluni privilegiati nomi propri e non anche per i nostrani "fratelli Bandiera"? Perché i "Bandiera" sono meno famosi dei "Gracchi"? Se i fratelli Mario e Giovanni Cocuzza, miei vicini di casa, diventassero all'improvviso "le Cocuzze"?

Diciamo che adoperando il plurale si viene all'uso di quella figura retorica che a scuola (se non bigiavi) ti insegnavano come rispondente alla regola di "una parte per il tutto" e ti chiamavano sineddoche.

Gli esempi che ha additato non sono atti all'uso.

Si parlava della regola dei nomi propri di persona. Se dobbiamo fermarci ai cognomi sarebbe giusto usare il plurale per una stirpe ("Cesari" ad esempio...) ma io i due "Pietri" non li ho mai sentiti, a meno che come sineddoche forzata dei discendenti di Pietro intesi come Papi.

[come del resto non si usa l'articolo determinativo di fronte a nome proprio femminile. Quindi sì a "la Spagna" no a "la Cristina"]
























postato da: Franfiorini alle ore 18:23 | link | commenti
categorie: libri, miscellanea
martedì, 21 settembre 2004

Il bravio delle botti.

Simpatica e affascinante corsa a propulsione umana con botte (quella di legno) che si tiene annaualmente a Montepulciano (SI).

Cagnano: colori verde e blu; stemma cagna allattante;
Collazzi: colori giallo-verde; stemma orca marina cavalcata;
Coste: colori giallo e blu; stemma sei bande oblique;
Gracciano: colori verde e nero; stemma leone dominante in campo oro;
Poggiolo: colori bianco e blu; stemma tre poggi;
San Donato: colori bianco e rosso; stemma le insegne episcopali;
Talosa: colori giallo e rosso; stemma tre. rose;
Voltaia: colori rosso e nero; stemma volta stilizzata su scudo uncinato.

Ogni Contrada in passato aveva la sua "Societas", con un capo denominato "Rettore", ed amministrava entro certi limiti i propri affari, I Rettori rappresentavano la Contrada in particolari solennità, come in quella di San Giovanni del 29 Agosto, in occasione della quale, dovevano recarsi alla Pieve di Santa Maria (quasi nello stesso luogo dove oggi si erige la Cattedrale di Montepulciano) con almeno 10 uomini ciascuno per offrire al santo un cero di 15 libbre (di 10 libbre quelli delle Contrade di Collazzi e Coste). In occasione della festa di Sant'Agnese il 1° Maggio, dovevano invece recarsi alla chiesa del monastero di Santa Maria Novella fuori dalla Porta di Gracciano (oggi chiesa di S. Agnese) per offrire alla Santa un cero di adeguate dimensioni. La storia delle Contrade di Montepulciano consente di avere un'idea non solo della vita della città del tempo, ma anche del suo assetto urbanistico e degli sviluppi che ebbe a cavallo tra il '200 ed il '300. Le Contrade più antiche sono sicuramente quelle del "Sasso", ovvero della zona più alta della città, sede del primo insediamento, e cioè San Donato, Talosa e forse anche Poggiolo. Sicuramente più recenti sono Collazzi, Coste, Cagnano, Voltaia e Gracciano, fino al 1281 considerate "borghi" (ovvero agglomerati esterni alla città) e che comunque diventarono Contrade entro il 1 300. Dell'antica storia delle Contrade di Montepulciano, documentata dagli Statuti Comunali del tempo, custoditi nell'archivio storico del Comune di Montepulciano, è stata tratta tutta la simbologia moderna delle stesse, che ispirandosi al passato, ha mantenuto fino ad oggi la stessa nomenclatura, i colori, gli stemmi, la territorialità urbana, e soprattutto lo stesso modello di cerimoniale.
Il bravio moderno nasce nel 1974 quando un parroco, don Marcello Del Balio, ebbe l'originale idea di trasformare l'antica corsa di cavalli con la corsa delle botti. Montepulciano, di antichissime origini etrusche, è stata per lungo tempo contesa tra Siena e Firenze, sia per la sua posizione strategica che per la ricchezza e la bellezza dei suoi terreni, infatti domina dall'alto di un colle la Valdichiana e la VaI d'Orcia. L'importanza di Montepulciano è da sempre intimamente legata alla fama delle sue vigne e del suo vino. Le botti, quindi, sono un elemento importante per l'economia di Montepulciano, perché grazie anche ad esse si produce il famoso Vino Nobile.

Le contrade si contendono un panno dipinto con l’immagine del Patrono, San Giovanni Decollato. La gara consiste nel far rotolare botti del peso di 80 kg lungo un percorso in salita di 1800 metri che si snoda tra le strade del centro storico della città poliziana, fino all’arrivo sul sagrato del Duomo, in Piazza Grande. Il Bravìo nacque nel Trecento come sfida a cavallo e, dopo essere stato abolito nel XVII secolo per motivi di ordine pubblico, fu ripristinato nel 1974 da un parroco, don Marcello Del Balio, che lo trasformò da corsa equestre in corsa delle botti. Il Bravìo si corre l’ultima domenica di agosto. Al mattino, in Piazza Grande, l’appuntamento è con l’estrazione dell’ordine di partenza delle botti, la marchiatura a fuoco, la consegna da parte del Comune al Magistrato delle Contrade del "Panno del Bravìo", l’offerta dei Ceri votivi a S. Giovanni nella Cattedrale. Nel pomeriggio, alle 16, spazio alla sfilata del Corteo Storico, composto da oltre 300 figuranti. Infine alle 19, dopo il segnale dato dai rintocchi del Campanone del Comune, le botti cominciano a rotolare sulla pietra partendo dalla colonna del Marzocco fino all’arrivo in Piazza Grande, dove viene proclamata la contrada vincitrice. Nella settimana precedente la corsa, ciascuna contrada ospita manifestazioni gastronomiche e cene propiziatorie.









postato da: Franfiorini alle ore 14:10 | link | commenti
categorie: storia e affini
mercoledì, 08 settembre 2004

Palio di Parma.

Si svolgerà il 18 e 19 settembre. Programma a: http://www.paliodiparma.it/programma.htm

 Le prime notizie relative al Palio, vengono riferite dal "Chronicon Parmense" relativamente all'anno 1314 quando si festeggiò il fidanzamento di Ghilberto da Correggio, signore di Parma, con Maddalena Rossi. Il Palio (denominato "Corsa della Scarlatto") si disputava il 15 agosto, in occasione della festività dell'Assunta che Parma aveva eletta a propria patrona. La storiografia locale sottolinea in diversi documenti quanto la manifestazione fosse cara ai parmigiani, i quali non vi rinunciavano neppure se dilaniati da guerre civili. Lo svolgimento della manifestazione in onore dell'Assunta era minuziosamente regolata da precisi capitoli degli Statuti Cittadini (anni dal 1316 al 1325 e 1347) dai quali apprendiamo che, oltre a correle lo Scarlatto, si giostrava a cavallo con armi cortesi (bagordare). Il Comune, attraverso il Massaro, forniva ai partecipanti le lance ed un paio di lunghe calze o calzoni di colore differente, affinchè i cavalieri potessero essere divisi in squadre per affrontarsi

 Il  nuovo palio di Parma, che si disputa dal 1978, e che ora ha cadenza annuale, è incentrato sulla staffetta tra le 5 squadre rappresentanti le antiche porte cittadine: i verdi di Porta Santa Croce, i bianchi di Porta San Francesco (l'attuale Piazza Barbieri), gli azzurri di Porta Nuova (Barriera Farini), i gialli di Porta San Michele (Barriera Repubblica) e i rossi di Porta San Barnaba (Barriera Garibaldi).
 
La due giorni del Palio, sabato 18 e domenica 19 settembre, presenta un calendario ricco di appuntamenti.
 
Si apre sabato alle ore 15.30 in Piazza Duomo con giochi, danze e duelli in costume medievale. Alle 19, in Cattedrale si terrà la benedizione dei drappi.
 
Domenica alle ore 11 si comincia con l'esibizione degli sbandieratori nelle cinque porte, seguiranno i cortei storici dalle 14.30, che alle 15.45 partiranno da piazza Duomo a Piazza Gribaldi in cui alle 16.45, si svolgerà la Corsa dello Scarlatto, il Palio delle Donne, il Palio degli Asini.
postato da: Franfiorini alle ore 19:12 | link | commenti
categorie: storia e affini
sabato, 04 settembre 2004

Momenti olimpici.

Aggratis, senza votare da Mazzocchi ma da gazzetta.it

postato da: Franfiorini alle ore 20:23 | link | commenti (2)
categorie: miscellanea
venerdì, 03 settembre 2004

Il trasporto della "macchina" di Santa Rosa.

Le care tradizioni di casa. La "Macchina" prende l'avvio alle ore 21 del 3 Settembre da Piazza San Sisto (Porta Romana) e giunge attraverso un percorso di circa 1 Km., al Santuario di Santa Rosa.

Durante il tragitto ( Via Garibaldi - Via Cavour - Via Roma - Corso Italia - Via di Santa Rosa ) effettua 5 soste:

  • Piazza Fontana Grande

  • Piazza del Plebiscito

  • Piazza delle Erbe

  • Corso Italia (davanti alla Chiesa del Suffragio)

  • Piazza Verdi

La "Macchina" sosta davanti al Santuario per tutto il giorno seguente.

È un evento difficile da spiegare. Non ci sono animali come il palio di Siena, non ci sono tante sponsorizzazioni. L'origine della Macchina risale al 4 settembre 1258, quando il corpo di S.Rosa, ritrovato incorrotto (dopo che la stessa santa apparve in sogno a papa Alessandro IV), fu traslato da alcuni cardinali dalla Chiesa in cui era sepolto al Monastero che da allora divenne il suo Santuario.
Fu proprio da questa processione che ebbe inizio la tradizione del trasporto (che resta nella sua connotazione religiosa il giorno 2), e la trasformazione dell'altare, alla cui sommità era posta un'immagine della Santa, in un baldacchino alto alcuni metri con il quale, almeno dalla fine del Seicento, i viterbesi ogni anno ricordano quell'evento.
Dal XVIII secolo la macchina ha cominciato a crescere in altezza assumendo la fisionomia che conserva tuttora: una costruzione alta alcune decine di metri trasportata a spalla per le strade cittadine da un centinaio di uomini detti Facchini. Vestiti di bianco, a rappresentare la purezza della santa, morta a poco meno di sedici anni, fascia rossa in vita (rosso cardinalizio), pantaloni alla zuava e fazzoletto bianco alla corsara in testa. Si dividono in ciuffi (il peso di circa 80kg di concentra tutto sulle prime cervicali, protette solo da un cuscino di cuoio)e spallette.
Questa torre luminosa, alta ormai una trentina di metri, tutti gli anni la sera del 3 Settembre, attraversa il cuore della città che si oscura completamente al suo passaggio per farne risaltare maggiormente la luminosità. In tal modo i Viterbesi rendono omaggio alla propria "patrona" che tanto amarono in vita e che, dopo più di 750 anni, non mancano di festeggiare con grande partecipazione e solennità.
La storia della macchina di Santa Rosa è costellata anche di momenti tragici dovuti alla pericolosità del trasporto. In particolare durante il secolo scorso si sono verificati incidenti tali da convincere il Vaticano a sospenderne il trasporto, sospensione revocata ben presto per l'insistente e tenace richiesta di tutta la cittadinanza di ripristinare la solenne tradizione. Particolare la giornata di preparazione, con la benedizione in articulo mortis nella chiesa di San Sisto, da dove si snoda il trasporto, fino all'ultimo momento, il più emozionante: gli ultimi 150m in salita del 14% con la macchina "tirata" da corde aggiuntive e con i facchini di corsa. Gli ultimi brividi prima del posate del capo dei facchini.






postato da: Franfiorini alle ore 20:27 | link | commenti (3)
categorie: arte, storia e affini
giovedì, 02 settembre 2004

L'urlo.

Che poi detto tra noi Munch non era poi così strullo. Cioè: azzecchi il quadro e quindi ne fai 4 versioni... mica scemo. Munch, vissuto fra il 1863 e il 1944, era solito eseguire varie versioni delle proprie opere che considerava di partivcolare importanza. Del "Grido" ne realizzò quattro, di cui il museo di Oslo ne possiede due: quella appena scomparsa più un'altra, tenuta di riserva. Una terza appartiene a un collezionista privato

Tra tutte le opere del pittore, Il grido è indubbiamente l'opera più nota. Con quel suo Grido Munch, più d'ogni altro, ha dato voce e colore al rantolo muto del Novecento, mettendo il tutto su tela. Nonostante sia una gelida icona che incarna spietatamente la condizione esistenziale della modernità, Il grido ha un successo di pubblico straordinario. Gode tutt'oggi di una fama tale da essere stato oggetto, addirittura, di un furto d'arte a scopo d'estorsione... anche perchè se no perchè rubarlo? Per un collezionista americano? Mah, forse più per l'assicurazione.... ma stavolta questo non era assicurato. [Un'altra e più famosa versione sempre dell'"Urlo" (chiamato anche "Il Grido") fu rubata in Norvegia nel febbraio '94, lo stesso giorno in cui s'inaugurarono i Giochi Olimpici Invernali di Lillehammer, e recuperata integra tre mesi più tardi; già allora era stato chiesto un riscatto, che però il governo della Norvegia si rifiutò di pagare.]

Nonostante sia stato dipinto più di cent'anni fa, Il grido e, con esso, l'opera tutta di Munch, appartiene alla contemporaneità. Non è un caso, infatti, che l'artista norvegese sia considerato uno dei maestri del Novecento, nonostante i suoi lavori più rilevanti e originali abbiano visto la luce alla fine del secolo scorso. Slegato – sebbene non isolato – rispetto alle correnti e ai movimenti con i quali si trovò a convivere, Munch ha comunque segnato col suo lavoro la nascita e l'affermarsi di quella sensibilità espressionista che è uno dei caratteri fondanti dell'arte del Novecento. Ammirato e adorato, quasi come un padre, da quel gruppo di giovani artisti tedeschi (Kirchner, Heckel, Schmidt-Rottluf) che nel 1902 videro la sua personale di Berlino e che tre anni dopo fondarono Die Brücke (Il ponte), Munch ha contribuito al diffondersi dei molti rivoli espressionistici che dalle avanguardie storiche di inizio secolo si sono staccati per giungere sino ad oggi.

Rielaborato in seguito in altri quadri e litografie, "L'urlo" apparteneva in origine a "Il fregio della vita", ciclo pittorico per affresco che tuttavia non venne mai concluso e rimase un'opera aperta.
Nelle intenzioni di Munch, voleva costituire "il poema dell'amore, della vita e della morte" attraverso la metamorfosi degli stati d'animo espressi dall'artista attraverso un uso violento del colore e delle linee.
E' la sua materializzazione delle angosce, la sua percezione della tensioni (un po' come le opere di Klimt).



postato da: Franfiorini alle ore 13:10 | link | commenti
categorie: arte
mercoledì, 01 settembre 2004

Ma la corona era d'ulivo...

... quella d'alloro l'hanno messa gli antichi romani. Ma intanto i niuzelandesi (o come cavolo li chiamiamo, kiwi?) non se la sono potuti portare a casa. Perchè? Lede alla loro flora... eh, che geniacci. E la domenica delle palme come fanno? frustoli di palme come in germania? Mah.

No, in corsivo c'è una delle frasi che quel bot travestito da professor Dal Monte (a chi avrà detto sì, lui?) ripeteva nelle varie trasmissioni rai. La corona era d'ulivo ma lui era prezzemolino.

Eppure sono finite. 15 giorni 15 di orgia cadotico-sportiva via satellite. E non solo il calcio fa ascolti.... Certo che, o Rai, se mi trasmetti a pezzetti e bocconcelli un cavolo durante i tuoi pomeriggi sportivi... Mah. Come si fa ad andare con ordine? Cerchiamo di partire.

a) ho vinto 10 euro con un mio amico. Abbiamo superato le 30 medaglie...

b) mi sono commossa come una scema per El Guerrouj e per Baldini. Pensa un po' te...

c) Pallavolo e Pallacanestro. I primi se arrivavano all'oro era un miracolo, i secondi hanno compiuto l'impresa ma rosico per come è finita. Mi ero viziata con quella partita spettacolo che è stata Italia-Lituania. Cmq dei grandi, quel pazzo del Poz, il capitano Galanda, Soragna, il grande Marconato, Basile (quel bono di Basile, concedetemi anche la connotazione estetica... peccato che stia nella fortitudo... uff...), il tosco e gobbo Bulleri.... vi sono grata!

d) ah, si parlava di boni? Eh, suvvia... concedetemelo... ho un'insana passione natatoria. Non io, cioè non so nuotare... mi piace guardarlo però il nuoto. Diciamo che ho adocchiato tra i tanti il pesarese Filippo Magnini. Non è 'sta gran cosa? Boh, a me piace. Solo medaglia di bronzo? chemmefrega... ora volete dirmi che gli ascolti alti del beachvolley sono per la tecnica e la sabbia.... dai...

e) D'amico-Galeazzi. Un rotfl e un lol. Il primo rosica dappertutto, indiscriminatamente. Il secondo lo guardi e ti viene voglia di dimagrire. Si beccano sulla presunta non-voglia degli azzurrini di stare al villaggio olimpico, tanto che l'ultimo giorno trasuda fiele (il laziale meno grasso dico) sui detrattori e il bronzo conquistato alle spese di un mirabolante iraq. Ma perchè paghiamo quella specie di team di commentatori? Alcune perle dei pirla...

Expertise. «Il Giappone ha 4 o 5 ottimi elementi e non va
sottovalutato» (Vincenzo d'Amico, ore 13 di domenica). «L'avevo detto
che il Giappone è debole. Dietro sono larghi e poi... » (Vincenzo
D'Amico, al 9' minuto di Italia-Giappone, sul 2-0 per l'Italia).

Tra questo qui, Roata che si produceva in radiocronache sputando nel microfono per l'emozione e De Giorgi su "Kimura la Kimura...". Boh, meglio le telecronache di Galeazzi, mi danno gli effetti del gas esilarante.

f) Badminton e ginnastica ritmica sport olimpici. Perchè non le bocce e le freccette?

g) La cerimonia di chiusura era l'inno del trash ellenico. Hanno riesumato dei cadaveri tipo Nilla Pizzi, Mirna Doris, Merola e Narciso Parigi. Non è bella pubblicità, ci glielo spiega?

h) Ma la rai.... farci vedere le gare per bene pareva brutto? Ho sofferto di labirintite.

i) il fattore T. Ossia: quanti toscani a medaglia? Contando (a memoria) Bettini, Montano, Bulleri, Fei, Chechi... cioè, mica cazzi eh... Siamo forti :)

l) pensavate fosse una riflessione seria? per ora ho partorito solo questa....




postato da: Franfiorini alle ore 17:52 | link | commenti
categorie: miscellanea

Chi sono

Blogger: Franfiorini
Sono qualcuno che ha l'esigenza di scrivere ma non la proporzionalità diretta ad essere letta.

Commenti recenti

looplab in No data.
utente anonimo in Evviva le valutazion...
TheSwon in 11.08.08

Archivio

oggi
agosto 2008
luglio 2008
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
--- 2007 ---
--- 2006 ---
--- 2005 ---
--- 2004 ---

Categorie

aforismolandia
arte
cinema
libri
miscellanea
muse
musica
radio
storia e affini
unedited
viaggi

Links

Alanis Morissette
Alias italian website.
Alias, il sito :)
Biblioteca virtuale online
Binter.it
British Library
Ebook's sglaps
Editors
Elbo
enciclopedia del corpo umano
Graziella Mattei
Grissinoreloaded
Guidautile
I cari vecchi libri millelire....
Il vernacoliere
KCRW music
L'avventura della lettura.
Le defunte tv viterbesi
Liber liber biblioteca
Mininova
Mp3 finder
Muse
Muse-Download
Mused
Musemuseum
Nme
Noah Grey
Playlouder
Radio-tv tedesche
Samuele bersani
Se volete leggere qualcosa di meglio.
Sito italiano sulla musica.
Streaming tv
Subsonica website
Triple J
Uccidi un grissino: fotograferai un tonno
Uccidi un grissino: salverai un tonno...
Whitestripes.net
Wikibooks
XFM london

Recentemente sul player

Franfiorini's Last.fm Weekly Artists Chart

Bottoni





Creative Commons License
This work is licensed under a Creative Commons License.



Contatore

hanno spiato la fine del grissino *loading* volte

Heracleum blog & web tools