mercoledì, 29 dicembre 2004

Montecristo.

Ho un insano odio per la famiglia Dumas. È epidermico e scatuito dai libri, un bel po' pesanti. Amo però un libro, quello del Conte di Montecristo. Bello, avvincente, avventuroso, umano.

La concezione che solo Dio può amministrare la giustizia e quindi agli uomini resta solo la vendetta...

Sono rimasta molto affascinata dallo sceneggiato tv di qualche anno fa interpretato da Depardieu, ma ieri ho visto anche il film del 2002 su canale5.

Per protagonista abbiamo qui già quel Caviezel che inizia ad essere frustato allo chateau d'if per poi continuare fino al monte golgota con "la passione di Cristo".

Il film tutto sommato non è malaccio, troppo condensato. Lascia poco spazio alla parte della "vendetta". Viene offerto più spazio alla figura sapiente dell'abate Faria (Richard harris), l'unico amico, lo spirito-guida spesso però, nelle precedenti versioni, solo funzionale allo svolgersi dei fatti. Si è puntato molto sul fatto che lo stesso attore (un Jim Caviezel già apprezzato in Frequency o La sottile linea rossa) recitasse la stessa parte dall'inizio alla fine.In effetti in quei 13 anni d'isolamento nel Castello d'If, lo spettatore indignato -che sente su se stesso il peso delle ingiustizie e dei tradimenti- vede come possa cambiare il viso del protagonista e come sappiano arricchirsi le sue espressioni di quei sentimenti di odio e rancore e vendetta, mentre pian piano i tratti propri di Edmond Dantes perdono quei connotati di fragilità e remissività per scivolare verso il fascino del misterioso conte di Montecristo e trovare così, nella rivalsa attesa per decenni, il senso ad un'esistenza vissuta solo per metà e sospesa tra l'amore per la bella Mercedes e il vile tradimento subito.

Troppo condensato, con qualche solita americanata (due o tre cosette non fedeli al libro ma fatte a casaccio) ma buono, godibile.

postato da: Franfiorini alle ore 01:41 | link | commenti (1)
categorie: cinema
martedì, 07 dicembre 2004

Carlo Lucarelli - Nuovi misteri d'Italia

Nuovi misteri d'Italia. I casi di Blu notte

La continuazione dell'altro libro. Anche qui il racconto televisivo non è stravolto ma riesce, anzi, a catturare la tua attenzione fino alla fine. Anche se qualcosa già sai per sentito dire...

Stavolta si analizzano altri casi. Io ricordavo sommariamente quello del mostro di Firenze. Mi è servito riguardarlo. Ricordavo di Pacciani in aula e di Caressa che lo interrogava. Ricordavo di Lucarelli che ne parlava in tv. Forse non erano solo il Vanni e il Pacciani. Ma chissà se scopriremo poi che era un pool di maniaci dietro a una misteriosa setta esoterica.

Si parla del bandito Giuliano, personaggio mitico e quasi mitologico diventato una leggenda. Di Wilma Montesi, il primo grande scandalo moderno della repubblica italiana: una ragazza giovane e bella morta in circostanze misteriose la cui inchiesta sulla morte tavolge politica e società. La strage di Ustica, dove l'areonautica ha forse giocato un ruolo chiave visto che sapeva troppo ma ha detto troppo poco, ma non si sa ancora quel DC9 dell'itavia sia scomparso dai radar (è in questi giorni di nuovo alle cronache). Alceste Campanile, giovane militante di lotta continua trovato morto tra le province di Parma e Reggio nella tensione politica degli anni 70. Antonio Agostino ed Emanuele Piazza, due ragazzi in divisa, due poliziotti forse scomodi alla mafia. Beppe Alfano, una vita ersa per un'inutizione che  ti porta verso la verità.

Fino ai casi meglio descritti: quelli della morte del poeta e regista Pier Paolo Pasolini col giallo della sua morte ancora irrisolto e la strage di Bologna, descritta attimo per attimo... dal fermo immagine dello scoppio della bomba a quanto si sono dati da fare i bolognesi nell'immediato dopo.

Da leggere.

postato da: Franfiorini alle ore 16:43 | link | commenti
categorie: libri

Carlo Lucarelli - Misteri d'Italia.

Come riportare il linguaggio televisivo in un libro, come portare un reportage di gusto cinematografico, fatto di immagini in un libro. Come riportare un programma di inchiesta di successo in un libro. E lo scrittore è Carlo Lucarelli.

In Misteri d'Italia riporta alcuni dei vecchi casi della trasmissione di raitre Blu Notte. Un libro imperdibile per sapere qualcosa di più sulla storia italiana recente. 

Antonino Gioè e le stragi di cosa nostra, l'attentato a Costanzo e in via dei Georgofili a Firenze, a via Palestro a Milano e a Roma in piazza del Velabro e San Giovanni in Laterano. Si suicidò lasciando scritto "con me finisce tutto". Parliamo del 93, di soltanto un decennio fa. Michele Sindona, morto per un caffè di troppo che nessuno avrebbe, in teoria, potuto alterare ed avvelenare; Graziella Campagna, lavandaia appena diciassettenne che per caso o per errore scopre la vera identità di un mafioso locale; la strage di Gioia Tauro: 1970, un’autostrada calda, un finto incidente, cinque ragazzi scomparsi ed uccisi perché stavano recandosi a Roma per rivelare alcune verità scomode; Mauro De Mauro, giornalista dell’"Ora" che sta indagando sulla morte di Enrico Mattei per un eventuale film; Roberto Calvi, presidente del Banco Ambrosiano, ormai fallita, e uomo della P2 trovato impiccato sotto un ponte anonimo a Londra; Antonio Ammaturo, poliziotto che stava indagando troppo a fondo negli ambienti camorristi collegati alla politica; Sergio Castellari, suicidio o uccisione nel verde di un boschetto nel mezzo degli anni Novanta travolti da Tangentopoli; la Banda della Uno Bianca, i fratelli Savi, poliziotti di giorno, assassini e fanatici delle armi la notte con ventiquattro morti e più di cento feriti alle spalle.

Fino all'inchiesta sulla morte di Enrico Mattei, che non fu un vero incidente. C'erano di mezzo le sette sorelle, forse. Ma soprattutto c'era una bomba sul suo aereo privato.

Enrico Mattei. «Una ventina di anni fa ero un buon cacciatore e andavo a caccia. Avevo due cani, un bracco tedesco e un setter e cominciando all'alba e finendo a sera, su e giù per i canaloni, i cani erano stanchissimi. Ritornando a casa dei contadini, la prima cosa che veniva fatta era dare da mangiare ai cani e gli veniva dato un catino di zuppa, che forse bastava per cinque. Vidi arrivare un gattini grande così, magro, affamato, debole. Aveva una gran paura, e si avvicinò piano piano. Guardò ancora i cani, fece un miagolio e appoggiò uno zampino al bordo del catino. il bracco tedesco gli dette un colpo lanciando il gattino a tre o quattro metri, con la spina dorsale rotta. Questo episodio mi fece una grande impressione. Ecco, noi siamo stati il gattino i primi anni...»

postato da: Franfiorini alle ore 16:09 | link | commenti
categorie: libri
giovedì, 02 dicembre 2004

Giorgio Faletti -Niente di vero tranne gli occhi.

Il sito già l'avevo segnalato un po' più sotto. La copertina è come sempre barocca, eccessiva. Ci manca un po' di leopardato e sembrerebbe disegnata da Cavalli. Secondo me ptrebbe essere il libro che il vostro amica vi insinua sotto l'albero di Natale, non sapendo cosa regalarvi. Se siete veloci riciclatelo, è un consiglio. Se avete letto e amato "Io uccido" il nuovo libro dello juventino vi si pianterà sulle cornee fino a pagina 256. Vi chiederete come mai la trama non sia ancora iniziata, perchè avete speso quella ventina di euro e vi rispondete: "eh, ma c'era scritto In questo nuovo romanzo, Giorgio Faletti affina le sue capacità di scrittore di trame avvincenti e nerissime da cui fa filtrare ad arte il tenue chiarore della sua vena poetica." Eh, c'avete ragione anche voi. Vabbè, però la foto del sor Giorgio è bella. Mi date il numero del fotografo?

La trama è intrisa di americanate. Non bastava ambientare il tutto a New York ma bisognava mettere la co-protagonista, Maureen Martini, anch'essa italo americana. Lei, commissario della polizia italiana sotto inchiesta per un omicidio di un albanese durante il servizio viene picchiata e privata del fidanzato (musicista americano, perdippiù...) e della vista in un colpo solo. E allora viene portata negli Usa per un intervento agli occhi, dal migliore chirurgo che esista. Ma intanto un serial killer mette a soqquadro la grande mela. E non ammazza dei parvenues, ma tutta gente che occupa posti di un certo rilievo nella società: il figlio del sindaco, pittore inquieto, una miliardaria ninfomane... tutti uccisi con i loro corpi usati come marionette ad impersonare personaggi dei Peanauts. Linus, Lucy... fino allo scrittore da quattrosoldi collegato a Snoopy.

Niente di originale, neanche l'espediente delle visioni di Maureen dopo l'operazione agli occhi. Ha le visioni della vita di Jerry Kho, nipote di quel Jordan Marsalis, piacione americano di turno innamorato di una certa Lysa che poi donna non è. Jordan sarà l'unico a crederle.

Faletti è notevolmente migliorato sotto il punto di vista narrativo: ora da lo stesso spazio a tutte le descrizioni, non solo quelle che servono prettamente alla storia. Un bene e un male assieme. Lo stile è meno scarno rispetto al precedente, tende a distaccarsi dal mentore Deaver proponendo uno stile più commercialmente italiano. Manca ancora di scorrevolezza. Le prime 256 pagine sono testimone, manca una linearità della trama, mancano elementi che ti trasmettono la voglia di continuar a leggere innanzi. Le trame mancano ancora un po' di uno stile proprio, sebbene bisogna dire che comunque l'impegno c'è.

Si riprende un po' nel finale, sebbene non ti tenga incollato fino alla fine. Sarà che son troppo viziata da Deaver. Sarà che preferisco ancora "Io uccido". Boh, dopo tre riletture l'unico commento è ancora boh.

postato da: Franfiorini alle ore 21:10 | link | commenti
categorie: libri

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