domenica, 20 marzo 2005

Oberammergau.

No, il tempo oggi non è propriamente invitante. Ma insomma, sotto le Alpi bavaresi a volte non ci si può aspettare nulla di buono. [poi l'immagine è di una webcam, quindi cambia e cambierà sempre...]
Nell'attesa di un progetto che mi riguarda anche letterariamente molto da vicino, la Passionspiele del 2010, volevo scrivere due righette sul paese di provenienza di un ramo della mia famiglia.
Per chi non conosce la Passionsspiele può dare un occhio al sito dell'evento del 2000 [http://www.passionsspiele2000.de/], è una tradizione che vine portata avanti dal 1633 ove si rappresenta (adesso ogni dieci anni) la vita di Cristo fino alla sua Passione. Una rappresentazione molto importante che coinvolge circa 2000 persone tra attori e comparse.
 
Oltre le innumerevoli cose da vedere nelle vicinanze [i castelli bavaresi, le montagne (siamo vicino Garmish-Part.) e Munich] sono da segnalare le case afferescate del centro abitato.
 
[continua]
postato da: Franfiorini alle ore 15:00 | link | commenti
categorie: viaggi

Il maiale magico o il mito della crescita

Il cinghiale era, per i celti, l'emblema della forza e del coraggio: i carnyx, questi corni di guerra destinati ad impressionare il nemico e dare coraggio ai combattenti con i loro "grida" orribili, avevano spesso padiglioni sotto forma di capi di cinghiali. Se ne sono appena scoperti 4 quest'autunno (la 5a è una testa di serpente) vicino a Tulle in Limosin, a Tintignac


Carnyxgd

Gli scozzesi, che ne possedevano, li hanno sostituiti più tardi con le cornamuse che, anche, accompagnano i soldati al combattimento. Sono del resto degli scozzesi che hanno ricostituito un carnyx che potete anche sentire in questo sito (in inglese): carnyx.musicscotland.com o direttamente qui (musicista: John Kenny, Scozia):
Ma il simbolo del cinghiale risale a lontano. È probabilmente indo-europeo. È presente nei miti greci. È un cinghiale, un animale considerato orribile, che invia Aphrodite per distruggere il regno di Calydon, che uccide il bestiame e terrorizza gli abitanti. Di stesso è un cinghiale che ARES, geloso, invia per uccidere Adonis, il amant di Aphrodite.
È anche presente in India[miti di Vishnu e Krisna]

Sicuramente aveva già dato noia agli agricoltori neolitici. Tuttavia, il selvaggio non poteva essere completamente eliminato. Forse per ragioni religiose che ci collegano ai tempi vecchi. Si sa che gli uomini hanno introdotto animali selvaggi in alcune isole di Mediterraneo, il cervo in particolare, e che le hanno cacciate. Tuttavia erano venuti con le capre e le pecore, da tempo addomesticate. Era  per perpetuare un ritual molto vecchio, legato alla caccia? Alcuni préistorici, alla luce delle religioni che pensano alla relazione dll'animale differentemente (Jean Clottes). Si potrebbe considerare il cinghiale dei celti come un animale totémico: appare come emblema e si vede investito di un potere magico.

Il maiale magico è come il calderone uno strumento di résurrezione che possiede Dagda (in Irlanda o Teutates in Gallia)l dio proprietario dei druidiche regnano sulla vita e la morte. Ci si può nutrire al calderone senza mai che non tari e le morti, gettati dentro, trovano una nuova vita. Inoltre il maiale può essere mangiato un giorno e ridiventare intatto il giorno dopo e mangeable nuovamente.
La caccia poteva bene avere un carattere rituale nelle società paléolithiques di cacciatore-raccoglitori. In particolare la caccia ai grandi animali certamente venerati, forse totems, in ogni caso certamente temuti. Non si trovano rappresentazioni paléoliticheella pianta o dei piccoli animali. Invece bisonti, mammut, félini.. si trovano dipinti o incisi sulle pareti delle grottes. E se la caccia, come lo pensa Catherine Claude (l'infanzia dell'umanità - Harmattan 1997), era un rituel di trasgressione del divieto di uccidere questi grandi animali, divieto che si è trasmesso a in "non ucciderai affatto" cristiano?
La caccia al cinghiale, nei celti, obbedisce a questo rituel. Di rado è del resto cacciato.

Ma già al neolitico, cosa che è restata fino a noi il "trofeo" di questa caccia, il dente del cinghiale, è investito di un potere magico, certamente in relazione con il résurrection. Si sono trovati scheletri neolitici dei due sessi inumati con solo ornamento un braccialetto fa di due canini di cinghiale al loro polso (Francia, Alsace, Lingolsheim).
Bracelet_nolithique_lingolsheim


Si sono anche trovati denti di cinghiali, associati a resti umani, vicino al battistero di Limoges, datato dei dintorni del 3$o secolo dopo JC. Questo "culto" del cinghiale durava dunque forse nei riti della cristianità nascente, in modo ufficioso... in ogni caso si continuava certamente ad attribuirgli un potere magico in relazione con oltre.
Si trovano ancora oggi gambe di cinghiali inchiodate sulle porte delle stalle del Limosineo della Auvergne. Non ho ancora interrogato le persone a questo riguardo ed avrò una risposta tanto queste vecchie credenze si nascondono. Ma certamente possiedono, come il dente, un potere magico protettivo, per il bestiame o per i prodotti alimentari.

Si potrebbe fare il parallelo con il toro il cui mito è certamente primo e potrebbe trovarsi riattivato nel potere del cinghiale. Il toro indo-europeo è infatti allo stesso tempo la potenza distruttiva e la fonte della vita e dell'eternità. Il simbolismo della cornucopia che gli è legato si trova certamente nella mezzaluna lunare dell'islam stesso che non è diverso che un corno o piuttosto una paio di corni.
La mezzaluna, mentre può richiudersi, come la morte sull'uomo, apre riguarda l'eternità. Il braccialetto dei due denti di cinghiale, al polso dei neolitici defunti, è il loro passaporto per l'eternità, la forma del dente è quella della mezzaluna ed i due denti associati formano un cerchio, come il ciclo della vita.
Il cinghiale gli è anche associato sia alla forza ed alla guerra che all'abbondanza, i prodotti alimentari e la salute. Il dio marzo romano sembra avere ripreso questa stessa dualità.
È la stessa dualità di quella del fulmine che è capace di uccidere ma che ha dato il fuoco agli uomini? La mitologia attaccata al fulmine sembra bene confermarlo.
Siamo là alle radici un bene e del male, strettamente legati, così vicini... ?
la femmina del cinghiale, non è mai così offensivo come quando difende i suoi piccoli. Applica il precetto guerriero: la migliore difesa è l'attacco.
Il cinghiale è il simbolo di un tipo di morale "naturale" che si sarebbe perpetuato assumendo forme diverse per parlarci di vita e di morte?

Il "dente sanguinante" del cinghiale è tutto sommato una "difesa"...
La guerra prende certamente la sua origine nella protezione dei prodotti alimentari contro il nemico che vuole afferrarsene. E la protezione dei prodotti alimentari è la protezione della vita che senza essa si estingue e non può riapparire. La forza è al servizio della protezione della vita.
Allora a che ritorna l'attacco? Chi è l'aggressore? Quello che manca?
Quando diventa -il più facile o più allettante, o anche semplicemente possibile, prendere all'altro piuttosto che di produrre sé i suoi prodotti alimentari?
Alcuni diranno che la causa è l'abbondanza, l'accumulo e la diseguaglianza. Si potrebbe fare il legame con la proprietà, quella dei prodotti alimentari, che cominciano con l'addomesticazione degli animali, la proprietà del bestiame. Quindi quella della terra che può essere legata alla sedentarizzazione. Proprietà collettiva certamente, del gruppo, del clan, del villaggio, più probabilmente di proprietà individuale inizialmente. Ma di quella c'è soltanto un passo... E quindi basta a causare il desiderio, la guerra, tra i clan, i villaggi...

Dunque l'abbondanza possiede questa stessa dualità, di essere allo stesso tempo la vita e la morte... "abbondanza di beni non nuoce"... falsa buona morale... come per riassicurarsi..

Penuria penuria, abbondanza...
Forse è  ciò che ha fatto la storia dell'umanità e continua a fare tutt'oggi...
La cornucopia resta il nostro simbolo della vita.
È stata il tema ricorrente delle società rurali ed agricole.
Resta il tema ricorrente delle società post-industriali che coltivano il mito della crescita come rimedio a tutti i mali.
Quando siamo riusciti a garantire la nostra "sicurezza alimentare" tramite ammodernamenti agricoli, a soddisfare i nostri stomaci al punto che, infatti, più sarebbe il nemico del bene, e che ci interroghiamo su "bene mangiare" molto più che su "abbastanza mangiare", abbiamo inventato altre penurie, altri desideri da soddisfare: quelle degli oggetti ultimo gridano, immediatamente desiderati, immediatamente gettati... e ci avviciniamo della vittoria, o dell'ultima sconfitta, quella di sapere che i nostri desideri non saranno mai soddisfatti, che quella fame è propriamente insaziabile.

E se realizziamo così il mito del Dagda, il dio celtico all'appetito sovrumano?
Il mito della crescita indefinita, sono il mito del cinghiale che amplia eternamente, che si mangia e che si ricrea ogni notte.

Si potrebbe, benché le credenze delle società occidentali moderne immergano le radici nelle credenze indo-europee, vedere in questa scoperta essenziale dell'uomo neolitico su comepoteva produrre i suoi prodotti alimentari e non doveva più temere la penuria. Ma scopre allo stesso tempo il suo appetito insaziabile e ciò lo spaventa poiché ciò significa che sarà condannato a produrre sempre più per tentare di soddisfarsi e ciò, senza mai arrivarvi.

Ed allora, come suddetto Camus, "occorre immaginare Sisifo felice"...Ma quest'uomo condannato, non può impedirsi di girarsi, osserva dietro verso questo paradiso perso, questo mito dell'età d'oro che soltanto la civilizzazione industriale tendeva ad invertire, questa età dove sapeva soddisfarsi di poco, dell'essenziale forse, di ciò che rende, tutto sommato, Sisifo felice.

postato da: Franfiorini alle ore 14:16 | link | commenti
categorie: arte, storia e affini

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