lunedì, 24 marzo 2008

Avevo un buono da spendere al cinema.

Sono andata a vedere il film di Verdone e pur avendo aspettative bassissime ho riso.
postato da: Franfiorini alle ore 14:55 | link | commenti (2)
categorie: cinema
mercoledì, 20 settembre 2006

Happy feet

Credo di essermi innamorata del figuro qui sopra, il piccolo pinguino protagonista di Happy Feet.
Date un occhio al trailer e ai vari contenuti, o anche a questo articolo.
postato da: Franfiorini alle ore 17:13 | link | commenti
categorie: cinema
lunedì, 29 maggio 2006

Sigle dei cartoni animati.

Da I guess I'm floating le sigle dei cartoni animati
postato da: Franfiorini alle ore 14:35 | link | commenti
categorie: musica, cinema
domenica, 07 maggio 2006

Manolete e Adrien Brody

Sul sito di telecinco è presente uno streaming di un servizio (in spagnolo, ovviamente) sul prossimo film sul matador Manolete.
Nei panni del torero morto trentenne incornato da un toro c'è proprio Adrien Brody, somigliantissimo al personaggio così come Penelope Cruz a Lupe Sino.
postato da: Franfiorini alle ore 00:45 | link | commenti (2)
categorie: cinema
sabato, 11 marzo 2006

4 8 15 16 23 42

Una utilissima faq su Lost
postato da: Franfiorini alle ore 22:56 | link | commenti
categorie: cinema
mercoledì, 01 febbraio 2006

Ma rotfl

Le recensioni, anzi le recinzioni di Johnny Palomba
postato da: Franfiorini alle ore 15:05 | link | commenti
categorie: cinema
sabato, 08 ottobre 2005

Romanzo Criminale

Doppia recensione.
Il libro, uscito per l'einaudi stile libero ormai un anno fa abbondante, è stato scritto da Giancarlo De Cataldo, giudice presso la corte d'Assise a Roma. Scritto con dialoghi e suggestioni del dialetto romano (diverso dal romanesco trasteverino, diciamo che lo reputo un romano di borgata). La storia principale si fonde e mescola con altre interagendo continuamente con la realtà e i cui personaggi risultano in numero tale da richiedere un elenco da tenere sempre sott'occhio (c'è un elenco sulla copertina).
In una narrativa paragonabile ad Ellroy si passa a narrare gli eventi della banda che vuole conquistare in un modo o nell'altro Roma, parlando dei traffici di droga, degli scontri con le altre bande, del sequestro Moro, della bomba di Bologna, ai transiti nelle Patrie galere.
Alla fine però la giustizia non trionfa.
Anche nel film, diretto da Michele Placido, la narrazione è molto serrata. Un cast molto azzeccato (Kim Rossi Stuart, Pierfrancesco Favino, Claudio Santamaria, Stefano Accorsi...)
Forse noiosi i giochi di inquadrature e i salti temporali. Quasi comico l'errore della scena alla stazione di Bologna (fanno crollare il lato sbagliato). Forse, anzi certamente, troppo lungo. Azzeccata sicuramente la sceneggiatura che non stravolge del tutto il libro (come invece spesso accade al cinema)
Da rimarcare la splendida, imho, interpretazione di Rossi Stuart.
Sicuramente da vedere (poi se vi sciroppate anche le seicento pagine del romanzo...)
 
postato da: Franfiorini alle ore 20:07 | link | commenti
categorie: libri, cinema
mercoledì, 29 dicembre 2004

Montecristo.

Ho un insano odio per la famiglia Dumas. È epidermico e scatuito dai libri, un bel po' pesanti. Amo però un libro, quello del Conte di Montecristo. Bello, avvincente, avventuroso, umano.

La concezione che solo Dio può amministrare la giustizia e quindi agli uomini resta solo la vendetta...

Sono rimasta molto affascinata dallo sceneggiato tv di qualche anno fa interpretato da Depardieu, ma ieri ho visto anche il film del 2002 su canale5.

Per protagonista abbiamo qui già quel Caviezel che inizia ad essere frustato allo chateau d'if per poi continuare fino al monte golgota con "la passione di Cristo".

Il film tutto sommato non è malaccio, troppo condensato. Lascia poco spazio alla parte della "vendetta". Viene offerto più spazio alla figura sapiente dell'abate Faria (Richard harris), l'unico amico, lo spirito-guida spesso però, nelle precedenti versioni, solo funzionale allo svolgersi dei fatti. Si è puntato molto sul fatto che lo stesso attore (un Jim Caviezel già apprezzato in Frequency o La sottile linea rossa) recitasse la stessa parte dall'inizio alla fine.In effetti in quei 13 anni d'isolamento nel Castello d'If, lo spettatore indignato -che sente su se stesso il peso delle ingiustizie e dei tradimenti- vede come possa cambiare il viso del protagonista e come sappiano arricchirsi le sue espressioni di quei sentimenti di odio e rancore e vendetta, mentre pian piano i tratti propri di Edmond Dantes perdono quei connotati di fragilità e remissività per scivolare verso il fascino del misterioso conte di Montecristo e trovare così, nella rivalsa attesa per decenni, il senso ad un'esistenza vissuta solo per metà e sospesa tra l'amore per la bella Mercedes e il vile tradimento subito.

Troppo condensato, con qualche solita americanata (due o tre cosette non fedeli al libro ma fatte a casaccio) ma buono, godibile.

postato da: Franfiorini alle ore 01:41 | link | commenti (1)
categorie: cinema
domenica, 04 luglio 2004

Luther.

Sì, non so se si era capito. Troy mi aveva fatto schifo... al punto che, quando a lezione mi hanno chiesto se l'ho visto o no, ho fatto una faccia (credo di averla fatta almeno...) così strana che l'interlocutrice (che aveva visto The Passion con me) ha detto: «no, come non detto... lasciamo stare...»

Dal mio amiciciccio I scream (eh, l'isola deserta...) invece ho ottenuto Luther.

Vediamo di tirarne giù due linee guida:

Storicamente è fatto molto molto bene, Fiennes non lo vedo molto come Lutero (è troppo bon... ehm, non è adatto a rappresentare quello rappresentato da Cranach), le ambientazioni sono azzeccate.

Joseph Fiennes, seppur bravo nel suo mestiere, sarebbe più adatto come il Poverello D'Assisi anzichè nella parte del monaco tedesco. Poco espressivo, la sua rappresentazione, che sulle prime convince, scema mano a mano che si va avanti.

Eric Till, il regista, doveva rispondere a Gibson. Il risultato è uno sceneggiatone televisivo che si fonde con una sorta di sacra rappresentazione. Forse un po' troppo superficiale sotto alcuni aspetti e un po' *tedesco*. Ma godibile...

Girato tra la baviera (notare la sala delle rappresentazioni teatrali di Neuschwanstein, che doveva essere un tributo alla musica di Wagner ) e nel palazzo Farnese di Caprarola (per quanto riguarda la parte "vaticana") è apprezzabile soprattuto per quaste scelte. Scenografia che si rifà ai paesaggi di Cranach o Dürer. Molto fedeli alla ricostruzione storica sia i costumi che i dettagli (come la cavalcata di Papa Giuliano della Rovere, Giulio II, in armatura dorata o, ancora, la foggia di tipo "Accartocciato" degli stemmi araldici di Papa de' Medici, Leone X, visibili sui drappelloni scarlatti).

Martin Lutero, giovane studente di legge, riesce a salvarsi durante una tempesta e decide di entrare in monastero per prendere i voti, contro il volere di suo padre. Si mette subito in evidenza, grazie anche ai consigli del suo mentore, e viene mandato a Roma. Una volta arrivato nella città eterna, si rende conto della corruzione che regna nell'ambiente ecclesiastico, viene a conoscenza della vendita delle 'indulgenze' (quando lui stesso ne acquista una...) e ne rimane sconvolto. Dopo un periodo di studi all'Università di Wittenberg diventa professore di teologia e tra i suoi sostenitori c'è il principe elettore Federico III il Savio di Sassonia, che ammira il suo coraggio e la sua determinazione, anche se le sue convinzioni potrebbero causare delle rotture insanabili con la Chiesa romana. Il principe da grande collezionista di reliquie, come era nella moda dei sovrani del tempo (potete ammirare una splendida quanto macabra collezione di vari pezzi di santi in una della sale della Residenz di Monaco di Baviera) si affeziona alle convinzioni del giovane monaco. Nel frattempo, Papa Leone X, decide di finanziare la costruzione della Basilica di S.Pietro proprio con i soldi ottenuti per evitare 'l'eterna dannazione'. In Germania si cerca di convincere le folle ad acquistare lo speciale lasciapassare per evitare le fiamme dell'inferno ma Lutero, infuriato, pubblica nel 1517 le 95 Tesi contro questa manipolazione da parte della Chiesa. Grazie all'invenzione della stampa fatta nel 1456 da Güttenberg, queste tesi vengono diffuse in tutta Europa. Il Papa ordina al monaco tedesco di rinnegare i suoi scritti dietro minaccia di eresia e conseguente scomunica. Ma Lutero non si lascia intimorire, va avanti con le sue idee e dà inizio allo scisma che porterà alla nascita della riforma protestante.

Il film parte bene mostrandoci un Lutero molto "inquieto ed irreqiueto", che NON si limita a predicare o a teologare ma che prende in mano la vanga e scava con le sue mani la tomba per il bambino suicida al quale era stata negata la sepoltura in terra consacrata. Purtroppo, addentrandoci nel corpo della pellicola, vediamo un ritratto di Martin sempre più superficiale, abbozzato e sempre con minor spessore. Alla fine anche un po' isterico, visto quanto il regista induce sui dialoghi del monaco col demonio. Tanto che, alla fine della proezione sembra quasi di aver assisitito alla biografia di un asceta.

Il film è stato prodotto con evidente e un po' sfacciata parzialità protestante, sorvola sui contenuti della Riforma: il tutto viene limitato e ridotto al Nuovo Testamento "vulgato" in lingua tedesca. Lo stesso Lutero viene presentato privo di ogni coinvolgimento politico e sociale, facendone una specie di "santino" e spacciandolo per un teorico avulso da ogni contatto con la realtà. Senza minimamante accennare a quanto la Storia ci dice: cioè, per esempio, ai suoi diretti incitamenti rivolti ai principi affinchè trucidassero i contadini ribellatisi, o ai suoi contrasti con Erasmo da Rotterdam, col quale ebbe frequenti scontri e costanti rapporti di forza. Senza minimamante soffermarsi sulla sua vera e diretta richiesta, fatta al Principe Elettore di Sassonia, di mettere al bando l'ex professore di teologia a causa della eccessiva strumetalizzazione politica delle tesi inizialmente condivise. E' curioso notare come il film, inoltre, evisceri fin nei dettagli più prolissi la situazione, i difetti e il mutamento della Chiesa Romana, ed eviti invece di fare una simile analisi anche per quel Sacro Romano Impero che stava vivendo, anch'esso, un grande mutamento epocale. Di lì a poco, infatti, la pace di Augusta vide l'Imperatore Carlo V (lo stesso del film) sancire ufficialmente il principio del "Cuius Regio Eius Religio", cioè la decisone di lasciare ai vari Principi e ai relativi sudditi la libertà di culto. Una specie di "federalismo religioso", dunque, che tolse sia "de Jure" che "de facto" ogni prerogativa Romana al Sacro "Romano" Impero. Parlando del cast, nella media complessivamente dignitosa degli intrpreti spiccano due attori: da un lato Sir Peter Ustinov che ci regala una interpretazione e una caratterizzazione del personaggio (il Principe Elettore di Sassonia, Federico) davvero memorabili. Esprimendo una forte personalità e, al tempo stesso, una ironia davvero godibile.

Alla fine resta il film storico meglio fatto degli ultimi 12 mesi. Da vedere, non fa storicamente venire strani pruriti.

[da uccidi un grissino: salverai un tonno...]

postato da: Franfiorini alle ore 21:53 | link | commenti (3)
categorie: cinema

Troy....

Maremma porca. Un film di merda, diciamocelo. Spendete quei 5 euri giusto se non avete spazio in casa per pomiciare....
Diciamo che paragonata a un altro film storico tipo il Gladiatore....
Gladiatore batte Troy 20-0.

Diciamo che il regista ha fumato pesante...

Citando I scream sembrava la guerra del Golfo.

La cosa che salta agli occhi anche di un cerebroleso è l'assedio a Troia che nel film pare che duri si e no due settimane...
mancava il generale Shwarzkof o come cacchio si chiamava a fare un briefing da un momento all'altro.

Meglio, a sto punto, una puntata del commissario Rex.
È errata la scelta dell'attrice come quella di molti attori, che sembrano più vichinghi che greci o troiani.
Insomma, Elena bionda e con gli occhi chiari... vabbè... diciamo liberamente ispirato a...

Achille che muore dopo per esigenze di copione, Menealao che muore e non dovrebbe, il fuggi fuggi da Troia, Aiace muore da pirla, mancano Ettore e Andromaca, Patroclo che muore soft.... evvabbè...
Agamennone "pastore di uomini" appare come un rincoglionito che parla come in un film western di serie Z.
Le lance non vengono lanciate, ma vi si combatte come in un film di samurai, e certe evoluzioni di Brad Pitt con addosso un armatura sembra una scena di Matrix.
Dove sono i nobili alleati dei Troiani, provenienti da gran parte dell'Asia Minore? Perchè non c'è traccia della peste nel campo acheo, della preghiera di Crise? E quando Priamo, dalle mura, si fa indicare da Elena (da lì l'epiteto di troia->> donna di malaffare, immagino...) i guerrieri greci?

Mah.
Le ricostruzioni sono fatte meglio a Gardaland.
Girato sulle spiaggie bianche Messicane, e il mare di troia.... brrrr
poi non è così neppure la vegetazione....
La cosa che fa più scandalo l'assenza totale di Cassandra, di Tersite, mancano le assemblee, Lacoonte, manca l'Ira di Achille: insulsa la scena di Briseide che appena catturata viene pretesa da Agamennone e Achille ha solo un briciolo di disappunto non si capisce bene nemmeno perchè; assurdo il dialogo fra Achille e Briseide in cui lei, dopo l'uccisione di Ettore, lo accusa di aver ammazzato un uomo buono e lui si giustifica dicendo "beh, ma lui mi aveva ucciso il cugino" (eggrazie al cuper, che cazzo di spiegazioneè?); non esistono i cavalli di Achille e nessuno piange la morte di Patroclo, persino le armi di Achille sono armi qualunque (rigorosamente di ferro, ovviamente) e non le armi d'oro forgiate per lui da Efesto (non si capisce nemmeno come fa Ettore a scambiare Patroclo per Achille, visto che si erano già conosciuti il giorno prima al tempio).
Omero aveva usato la tecnica dei flashback, partendo dagli ultimi giorni della guerra per dare l'idea di una guerra lunga e logorante...il regista no, racconta tutto di fila e più che dieci anni sembra durare al massimo un paio di settimana. I soldati non invecchiano, i re nemmeno...Ulisse sembra solo un po' meno scemo degli altri, per niente astuto e affatto subdolo.
Ma soprattutto gli arredi: il trono del re di Micene è circondato dalle due statue di leoni che ornano la famosa porta, la statua di Apollo è una pessima copia dell'arciere inginocchiato del frontone del tempio di Zeus a Olimpia rifatta da un dadaista guercio.
Sembrava di vedere "salvate il soldato Paride", con tutti i troiani a difendere la scelta d'amore di Paride che senza la storia della mela sembra una cosa un po' assurda da ripicca da bambino viziato...

ma la scena davvero meravigliosa...
Troia in fiamme, tutti scappano dal passaggio segreto, Briseide uccide Agamennone (!!), nessun bimbo viene lanciato dalle mura (!!!), Paride uccide Achille che si era nascosto nel cavallo per cercare Briseide (!!!!) dopo di che Paride salva la "Spada di Troia", simbolo della città (anche qui rotfl, la spada), ferma uno per strada che corre e gli chiede:- Tu! Come ti chiami?-

Ad Enea?

Si che io con tutto il puttanaio che ho intorno fermo uno per uno e gli chiedo come si chiama.... ma vaffanculo va...

[ da uccidi un grissino: salverai tu tonno...]


















postato da: Franfiorini alle ore 21:45 | link | commenti
categorie: cinema

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