


(1993)
Giallo ambientato a Rimini, giusto quando il duce è lì in vacanza, nel 1936, con la famiglia. Uccidono una prostituta e le colpe ricadono forzatamente sul compagno sfruttatore, soprattutto per non turbare la quiete dell'ingombrante ospite. Ma un questurino, l'ispettore Marino, petulante non ci sta, e la sua indagine non autorizzata andrà a toccare le amicizie delle alte cariche del regime.
Scorrevole, bello il punto di vista sfuggevole ma intagliato nella storia fascista, godibile specie da chi la storia del Ventennio non la conosce soltanto dai libri di scuola. Non per niente l'autore ha scritto la tesi di laurea sulla polizia della Repubblica di Salò. Di intrattenimento.
«Scrivo il finale dei miei libri e poi rimango male. Mi commuovo e nello stesso tempo sono angosciato. Ho nostalgia. Provo quello che provano i lettori dopo un libro cha hanno amato. Stavo bene lì dentro.» (Carlo Lucarelli)
Un grande giallista, Carlo Lucarelli, e Massimo Picozzi, psichiatra e criminologo della Polizia Italiana, tracciano l'anatomia del serial killer.
ü Carlo Lucarelli- Autosole (ed. Rizzoli, 1998)
Prefazione di A.Baricco.
Raccolta di racconti. Libro semplice, da fermate del bus. Inizi a leggerlo al capolinea e finisci a quello successivo. Sembra la fotografia di una di quelle code che ti sorprende tra Parma e Firenze. Lì improvvisamente verso Reggio Emilia ti fermi, c’è la coda, anche se non ne vedi la causa. E guardi i tuoi compagni di sventura dal finestrino… c'è la famigliola borghese, un gigante tatuato ma tenerissimo con la sua ragazza cieca, l'immancabile camionista, un imprenditore tradito, un dongiovanni di provincia più abile a raccontare che ad agire, ci sono (immancabilmente) le forze dell'ordine.
Bella la storia del bambino con la pistola, particolari le altre. Dalle descrizioni alle ansie interne.
Tempo di lettura un’ora. Poi puoi ricercare quello che nella prima lettura non ti si è voluto dire e che non c’è scritto.
La continuazione dell'altro libro. Anche qui il racconto televisivo non è stravolto ma riesce, anzi, a catturare la tua attenzione fino alla fine. Anche se qualcosa già sai per sentito dire...
Stavolta si analizzano altri casi. Io ricordavo sommariamente quello del mostro di Firenze. Mi è servito riguardarlo. Ricordavo di Pacciani in aula e di Caressa che lo interrogava. Ricordavo di Lucarelli che ne parlava in tv. Forse non erano solo il Vanni e il Pacciani. Ma chissà se scopriremo poi che era un pool di maniaci dietro a una misteriosa setta esoterica.
Si parla del bandito Giuliano, personaggio mitico e quasi mitologico diventato una leggenda. Di Wilma Montesi, il primo grande scandalo moderno della repubblica italiana: una ragazza giovane e bella morta in circostanze misteriose la cui inchiesta sulla morte tavolge politica e società. La strage di Ustica, dove l'areonautica ha forse giocato un ruolo chiave visto che sapeva troppo ma ha detto troppo poco, ma non si sa ancora quel DC9 dell'itavia sia scomparso dai radar (è in questi giorni di nuovo alle cronache). Alceste Campanile, giovane militante di lotta continua trovato morto tra le province di Parma e Reggio nella tensione politica degli anni 70. Antonio Agostino ed Emanuele Piazza, due ragazzi in divisa, due poliziotti forse scomodi alla mafia. Beppe Alfano, una vita ersa per un'inutizione che ti porta verso la verità.
Fino ai casi meglio descritti: quelli della morte del poeta e regista Pier Paolo Pasolini col giallo della sua morte ancora irrisolto e la strage di Bologna, descritta attimo per attimo... dal fermo immagine dello scoppio della bomba a quanto si sono dati da fare i bolognesi nell'immediato dopo.
Da leggere.
Come riportare il linguaggio televisivo in un libro, come portare un reportage di gusto cinematografico, fatto di immagini in un libro. Come riportare un programma di inchiesta di successo in un libro. E lo scrittore è Carlo Lucarelli.

In Misteri d'Italia riporta alcuni dei vecchi casi della trasmissione di raitre Blu Notte. Un libro imperdibile per sapere qualcosa di più sulla storia italiana recente.
Antonino Gioè e le stragi di cosa nostra, l'attentato a Costanzo e in via dei Georgofili a Firenze, a via Palestro a Milano e a Roma in piazza del Velabro e San Giovanni in Laterano. Si suicidò lasciando scritto "con me finisce tutto". Parliamo del 93, di soltanto un decennio fa. Michele Sindona, morto per un caffè di troppo che nessuno avrebbe, in teoria, potuto alterare ed avvelenare; Graziella Campagna, lavandaia appena diciassettenne che per caso o per errore scopre la vera identità di un mafioso locale; la strage di Gioia Tauro: 1970, un’autostrada calda, un finto incidente, cinque ragazzi scomparsi ed uccisi perché stavano recandosi a Roma per rivelare alcune verità scomode; Mauro De Mauro, giornalista dell’"Ora" che sta indagando sulla morte di Enrico Mattei per un eventuale film; Roberto Calvi, presidente del Banco Ambrosiano, ormai fallita, e uomo della P2 trovato impiccato sotto un ponte anonimo a Londra; Antonio Ammaturo, poliziotto che stava indagando troppo a fondo negli ambienti camorristi collegati alla politica; Sergio Castellari, suicidio o uccisione nel verde di un boschetto nel mezzo degli anni Novanta travolti da Tangentopoli; la Banda della Uno Bianca, i fratelli Savi, poliziotti di giorno, assassini e fanatici delle armi la notte con ventiquattro morti e più di cento feriti alle spalle.
Fino all'inchiesta sulla morte di Enrico Mattei, che non fu un vero incidente. C'erano di mezzo le sette sorelle, forse. Ma soprattutto c'era una bomba sul suo aereo privato.
Enrico Mattei. «Una ventina di anni fa ero un buon cacciatore e andavo a caccia. Avevo due cani, un bracco tedesco e un setter e cominciando all'alba e finendo a sera, su e giù per i canaloni, i cani erano stanchissimi. Ritornando a casa dei contadini, la prima cosa che veniva fatta era dare da mangiare ai cani e gli veniva dato un catino di zuppa, che forse bastava per cinque. Vidi arrivare un gattini grande così, magro, affamato, debole. Aveva una gran paura, e si avvicinò piano piano. Guardò ancora i cani, fece un miagolio e appoggiò uno zampino al bordo del catino. il bracco tedesco gli dette un colpo lanciando il gattino a tre o quattro metri, con la spina dorsale rotta. Questo episodio mi fece una grande impressione. Ecco, noi siamo stati il gattino i primi anni...»
Il sito già l'avevo segnalato un po' più sotto. La copertina è come sempre barocca, eccessiva. Ci manca un po' di leopardato e sembrerebbe disegnata da Cavalli. Secondo me ptrebbe essere il libro che il vostro amica vi insinua sotto l'albero di Natale, non sapendo cosa regalarvi. Se siete veloci riciclatelo, è un consiglio. Se avete letto e amato "Io uccido" il nuovo libro dello juventino vi si pianterà sulle cornee fino a pagina 256. Vi chiederete come mai la trama non sia ancora iniziata, perchè avete speso quella ventina di euro e vi rispondete: "eh, ma c'era scritto In questo nuovo romanzo, Giorgio Faletti affina le sue capacità di scrittore di trame avvincenti e nerissime da cui fa filtrare ad arte il tenue chiarore della sua vena poetica." Eh, c'avete ragione anche voi. Vabbè, però la foto del sor Giorgio è bella. Mi date il numero del fotografo?
La trama è intrisa di americanate. Non bastava ambientare il tutto a New York ma bisognava mettere la co-protagonista, Maureen Martini, anch'essa italo americana. Lei, commissario della polizia italiana sotto inchiesta per un omicidio di un albanese durante il servizio viene picchiata e privata del fidanzato (musicista americano, perdippiù...) e della vista in un colpo solo. E allora viene portata negli Usa per un intervento agli occhi, dal migliore chirurgo che esista. Ma intanto un serial killer mette a soqquadro la grande mela. E non ammazza dei parvenues, ma tutta gente che occupa posti di un certo rilievo nella società: il figlio del sindaco, pittore inquieto, una miliardaria ninfomane... tutti uccisi con i loro corpi usati come marionette ad impersonare personaggi dei Peanauts. Linus, Lucy... fino allo scrittore da quattrosoldi collegato a Snoopy.
Niente di originale, neanche l'espediente delle visioni di Maureen dopo l'operazione agli occhi. Ha le visioni della vita di Jerry Kho, nipote di quel Jordan Marsalis, piacione americano di turno innamorato di una certa Lysa che poi donna non è. Jordan sarà l'unico a crederle.
Faletti è notevolmente migliorato sotto il punto di vista narrativo: ora da lo stesso spazio a tutte le descrizioni, non solo quelle che servono prettamente alla storia. Un bene e un male assieme. Lo stile è meno scarno rispetto al precedente, tende a distaccarsi dal mentore Deaver proponendo uno stile più commercialmente italiano. Manca ancora di scorrevolezza. Le prime 256 pagine sono testimone, manca una linearità della trama, mancano elementi che ti trasmettono la voglia di continuar a leggere innanzi. Le trame mancano ancora un po' di uno stile proprio, sebbene bisogna dire che comunque l'impegno c'è.
Si riprende un po' nel finale, sebbene non ti tenga incollato fino alla fine. Sarà che son troppo viziata da Deaver. Sarà che preferisco ancora "Io uccido". Boh, dopo tre riletture l'unico commento è ancora boh.
Ci sono libri che riescono a segnare il corso di una parte della mia vita. Questo assieme a un paio di cd credo sia quello che si ripropone più spesso da diverso tempo.
Grazia, Vittorio, Simone. Più che altro Grazia e Simone. Una trama incentrata su loro due, sulla loro solitudine. Con l'Iguana a fare da sfondo.
L'Iguana, lui come guarda il mondo. Le campane che corrodono la sua psiche. L'animale immaginato dentro di se. Perchè esiste un assassino seriale anche a Bologna, sebbene non sia New York, e questo ammazza gli studenti.
Mi ha sempre incantato il mondo visto da Simone. Il suo collegare i colori alla realtà. Il suo strano modo, da non vedente, di vedere il mondo. Di collegare colori alle voci. Le voci che costituiscono tutto i suo mondo, quelle che filtra dal suo scanner che gli permettono di vedere in un certo qualmodo il mondo. E la bellezza è rappresentata dal blu, ma Almost blue non di Costello ma di Baker.
Da leggere.
Lo sto, ehm ehm, leggendo [me l'han imprestato].
Intanto segnalo il sito ufficiale del libro . Più che un sito è una sorta di mini portale. Interessanti sono:
a) il download del prologo del libro.
b) una sezione "blog" ove lasciare più o meno commenti marchettosi al sig.Faletti.
c) una sezione news e salcazzi vari.
[p.s. per ora tendo a preferire il libro precendente. Ma è un'impressione da prima lettura... (credo)]
Credo sia un libro deliziosamente fondamentale per coloro i quali vogliano intraprendere quella professione chiamata scrittore.
Il libro si divide in due parti. La prima è il romanzo della sua vita. La scuola e un fisico troppo debole, le prime pagine riempite di lettere e caricate di speranze, i fallimenti, i primi successi. Passa per la metafora della Cassetta degli Attrezzi: come lo zio portava in giro la sua, anche per cambiare una lampadina, perchè non sapeva mai cosa sarebbe servito... allo stesso modo il Piccolo Scrittore deve attrezzarsi.
Nella Cassetta ci deve essere un Vocabolario e l'uso della grammatica corretto. King dice "usate sempre la prima parola che vi viene in mente, se appropriata e colorita". King suggerisce fino allo sfinimento del lettore/scrittore di non usare mai la forma passiva, perchè è segno di insicurezza, di limitare gli avverbi, di non usare sinonimi di "dire", e che l'unità di misura è il paragrafo e non la frase.
Lo scrivere si divide in tre parti. Narrazione, ovvero collocare i personaggi in una situazione di tipo "E se..." e poi osservare come ne escono.
Descrizione, ovvero la risposta alla domanda "Cosa volete che provi il Lettore?". Non bisogna entrare troppo in dettaglio, è meglio lasciare spazio all'immaginazione di chi legge. L'ambientazione e l'atmosfera per King sono più importanti del fisico dei protagonisti: tipo evitare tutte quelle descrizioni noiose dell'abbigliamento.
Dialogo, che deve essere realistico e non ampolloso. Deve essere adeguato al personaggio: alcuni dicono le parolacce, altri no, alcuni sono sgrammaticati. Quanto ai Personaggi, bisogna osservare la realtà e descriverla sinceramente: il racconto si basa sulla persona, non sull'avvenimento, mentre il romanzo si basa sulla Storia.
[Ho trovato alcuni punti che felicemente ho constatato nel mio gruppo di lettori: le mie risposte con "si ma" per difesa di ciò che ho scritto, i lettori che evidenziano gli errori pratici, quelli che apprezzano i finali e altri che lo disprezzano, le opinioni soggettive che alla fine tendono a collimare...]